Un sogno chiamato ARC: cosa fare una volta ai Caraibi

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ARCCi siamo lasciati, nella puntata precedente, con la possibilità di iscriversi ancora alla ARC (Atlantic Rally for Cruisers) di gennaio (la prima ARC parte a tra poco, il 7 novembre, assieme alla ARC Plus. Ve ne parleremo in un articolo a breve, raccontandovi le storie degli italiani al via).

ARC, una volta arrivati “di là”

Bene, ma come preparare la barca? E l’equipaggio? Ci risponde sempre Jeremy Wyatt (Direttore del World Cruising Club):

“L’organizzazione ARC ha come obiettivo la sicurezza e la formazione dell’equipaggio che partecipa al rally. Diamo consigli su quali vele utilizzare e soprattutto su quali parti dell’attrezzatura controllare perché potranno avere delle criticità durante l’attraversata.

ARCGrande attenzione viene posta a parti spesso sottovalutate, soprattutto dagli armatori più “crocieristi”, come la boccola del timone, il timone di rispetto, le prese a mare, giubbotti salvagente e soprattutto poniamo grande attenzione alla zattera di salvataggio perché fuori, in mare aperto, in caso di tempesta o imprevisti si deve contare su una zattera all’altezza!

Abbiamo moltissimi seminari sia in presenza che web che coprono tutto quello che c’è da sapere, compreso il primo soccorso e la cambusa. Inoltre richiediamo un sistema di comunicazione satellitare, come Iridium Go.”

CREDIT Kyle Wicomb port louis marina t

ARC, cosa fare ai Caraibi?

Bene, siamo partiti, abbiamo vissuto la nostra avventura, e ora siamo arrivati a St Lucia. Ma cosa fare? Tornare a casa in aereo? Andare un po’ in giro? Continuare a navigare? Tornare in barca in Europa. Vediamo tutte le opzioni a nostra disposizione. Jeremy, dall’alto della sua esperienza ci guida attraverso le molteplici possibilità.

“Il 90 % delle barche che partecipa alla ARC lo fa per navigare in crociera ai Caraibi in inverno, di queste il 50% degli armatori, non ha la possibilità di stare via da casa per lungo tempo, quindi cerca un marina per ormeggiare la barca per la stagione.

KidsBeach

Il tempo minimo per godersi la zona è di due settimane, gli armatori che dispongono di questo tempo hanno l’imbarazzo della scelta. Con queste tempistiche il mio consiglio è di trovare posti attrezzati, che possano permettere di rientrare a casa nel minor tempo possibile. Le mie isole favorite sono, seguendo una direttrice verso sud, St Martin, Antigua, Marinique e St Lucia e Granada, che sono tutte provviste di aeroporto”.

 

 

E se uno può restare più a lungo?

“In questo caso si aprono molte possibilità. Andare verso sud è la rotta più facile, per via dei venti. Facendo prua a nord c’è bisogno di un Richer o di un Code 0 e per i catamarani è più impegnativo. I venti che soffiano, quando sei in mare aperto, sono gli alisei e appena si trova un’isola, vi si trova anche riparo. Parlando di macroaree, a sud di St Lucia, c’è tutta la parte delle Granadine e St Vincent.

Coyaba Beachfront Grand Anse Beach t

Per questa navigazione, consiglio una tempistica di due mesi. Si può anche andare verso nord. Là troviamo isole più grandi come la Dominica e Guadalupa, Antigua, le BVI o le Isole vergini Americane sino arrivare in Martinica. Tutte le isole meritano una visita (soprattutto le più isolate), molte meritano di essere visitate anche a terra. I più avventurosi possono anche spingersi verso Cuba. Solo una cosa non si può fare, andare negli Stati Uniti, perché li ci vuole il visto.”

Come posso tornare “a casa”?

La fine della stagione caraibica è maggio, perché con l’estate comincia la stagione degli uragani. Bisogna capire cosa fare; gironzolare ancora un po’, tornare a casa in barca (o senza) o lasciare l’imbarcazione in un porto (sicuro!); è importate sapere che quasi tutte le compagnie nautiche non assicurano contro gli eventi distruttivi tipici della zona. Cominciamo dall’ultima possibilità, dove metto al sicuro la mia barca? “Solitamente la maggior parte degli armatori scelgono le Isole Vergini Americane, Trinidad, Granada o più a sud, in Colombia, o Panama che sono al di fuori del canale delle tempeste, come anche l’isola di Barbados (dove ci vuole il visto US). Per tornare a casa in barca si hanno due possibilità, o portarla via mare o tramite nave container.

Portarla via mare non è una cosa banale, la rotta è a nord, si sta molto tempo in bolina e sovente ci sono grandi perturbazioni artiche che insistono durante il tragitto. Spesso si fa una tappa intermedia, nelle Azzorre, specificamente a Fajal dove c’è il famoso Peter Sport Bar. Una via meno conosciuta ma molto affascinate è la Viking Route, che consiste nel fare prua verso nord sino a Vinland, per poi virare verso la Groenlandia e la Scandinavia. Una rotta molto suggestiva, ma attenzione al freddo e alla nebbia!

Via nave è la possibilità più sicura; ha un costo che va da 20 a 50 mila euro (dipende dalla barca) e va prenotato per tempo. Solitamente l’imbarco avviene ad Antigua, St Martin o St Thomas e arrivano dirette a Rotterdam o Southampton per i “nordici” e a Palma di Maiorca per i “mediterranei”. Consiglio a tutti di non lasciarsi scoraggiare dai prezzi, se si pensa al risparmio di tempo e alla salvaguardia dell’attrezzatura, è per me, la soluzione più conveniente.”

Siamo arrivati alla fine della seconda puntata, nel prossimo articolo parleremo della Word ARC, un modo in sicurezza…per stare in mare quanto tempo uno vuole, o per non tornare più.

Tommaso Oriani

CONTINUA….

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