Il quaderno delle parole perdute, l’editoriale di Franco Michienzi

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Ci sono parole perdute, altre dismesse, altre ancora da abbandonare. Nella nautica ce ne sono alcune che andrebbero certamente recuperate

by Francesco Michienzi

LEGGENDO IL QUADERNO DELLE PAROLE PERDUTE, un romanzo complesso e delicato che ripercorre la situazione femminile di fine Ottocento, scritto da Pip Williams, ho pensato alle nostre parole perdute e a quelle di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno.

Il libro è un inno alle parole: quelle scartate perché usate solo nella lingua comune e quindi non ritenute attendibili, oppure quelle che delineavano la figura femminile di fine Ottocento che vennero considerate non adeguate a entrare nel Dizionario perché troppo forti, volgari o inutili. 

foto editoriale
Il quaderno delle parole perdute racconta la storia di Esme e di come ha dovuto lottare per restare in superficie in una società maschilista.

Ma la protagonista ci dimostra con pazienza e costanza che ogni parola acquista un significato diverso a seconda della persona che la usa e del contesto in cui viene pronunciata.

Tornando alle parole che riguardano il mondo delle barche, ma anche la nostra società contemporanea, ce ne sono alcune che mi ronzano nella testa più di altre. Inizierei con quelle di cui potremmo fare tranquillamente a meno. Ne cito solo alcune per rendere più concreto il mio pensiero. Non in ordine di importanza, ma solo casualmente, così come mi vengono in mente. Innovativo, lussuoso, iconico, elegante, confortevole, ecosostenibile, green, resiliente e politicamente corretto. Sia chiaro, le usiamo anche noi, ma è una ragione in più per lasciarle nel pentolone dell’aria fritta. Spesso sono solo termini vuoti senza un vero contenuto descrittivo, parole sparate a caso per riempire pagine bianche. Indice di povertà culturale, pronunciate per mascherare l’assenza di vera competenza.

foto per editoriale ottobre
Dietro la stampa dei dizionari universali del secolo scorso c’è l’impressionante lavoro svolto da un gruppo di lessicografi durato decenni.

Poi ci sono quelle che dovrebbero stare nel nostro breviario quotidiano. Sono le parole giuste per caratterizzare non solo noi stessi, ma anche le persone che ci circondano e la società in cui viviamo. Potrebbero essere la risposta al bisogno di ciascuno ad essere identificati nei vocaboli, come se questi potessero mettere nero su bianco la nostra personalità. In questo caso l’ordine non è casuale. Etica, rispetto, umanità, onestà, umiltà, passione, visione, ironia e leggerezza. Ci sono anche quelle che non vanno eliminate perché necessarie a definire i nostri confini. Ipocrisia, la metto in cima, arroganza, avidità, ignavia e invidia: sono le parole neglette del nostro mondo ideale. 

Infine, ci sono le parole della nautica che rischiano di essere perdute, e qui ci possiamo sbizzarrire. Ne cito solo una, le altre le aspetto da voi: marinità. La redazione di Barche è un po’ come lo Scriptorium che alla fine del 1800 divenne il modo per contribuire a dar voce alle donne ridotte al silenzio, a quelle dimenticate, a quelle non considerate e che invece avevano un disperato bisogno di essere ascoltate. Abbiamo la presunzione di diventare lo Scriptorium del mondo nautico. Perché ciò possa avvenire c’è bisogno che ci arrivino le parole dimenticate da tutti coloro che immaginano un mondo migliore.

(Il quaderno delle parole perdute – Barchemagazine.com – Ottobre 2021)

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