Comprare la barca senza “cash”. Scordandosi del resto

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yacht managementNella nautica come nelle auto, la barca non si compra più. La si possiede solo quando serve con lo yacht management. L’editoriale di Luca Oriani

Ho sempre invidiato quelli che vivono nelle città di mare. Soprattutto quando mi raccontano delle loro uscite a mare in pausa pranzo. “La scorsa settimana ho fatto due bordi con un venticello delizioso mentre in pozzzetto sbocconcellavo un panino”.

Questa è la frase tipica che raccontano, e non sanno che io muoio d’invidia. Amici di Genova, Napoli, Trieste, io vivo a Milano, il panino lo mangio al bar sotto la redazione, con curiosa vista su uno sfasciacarrozze. Che ha il suo fascino. Mi consolo con la vista di tutti quegli scheletri di auto e lavatrici accartocciate che sembrano un’inconsapevole installazione artistica di quelle che tanto vanno oggi di moda.

Come sopire l’invidia per i miei amici che vivono nelle città di mare, che mi strizza lo stomaco ogni volta che sento delle gite in barca per pranzo o fine giornata?

Sogno, faccio volare la fantasia mentre addento l’insipido panino del bar. Sogno del prossimo weekend in barca (quando e se ci sarà), di una vacanza in giro per il Mediterraneo. Così l’invidia si attenua.

Poi il tempo del panino finisce e tutto torna al suo posto. Ma l’altro giorno, di ritorno dal tour de force dei Saloni nautici di Cannes e Genova dove ho visto decine di barche e di persone, mi sono chiesto: cos’è che ti rimane impresso, cosa vuoi raccontare oggi ai tuoi lettori?

Rimuginavo se l’euforia di tutto il settore per i dati positivi di crescita della nautica non fossero l’ennesima anticamera di una futura crisi ciclica del settore. Ho pensato, magari ingenuamente, che forse questa è la volta buona per tentare di allargare il mercato, per scacciare la prossima crisi cercando, una volta per tutte, stabilmente nuovi appassionati che invece di passare le vacanze in spiaggia e nelle seconde case al mare decidono che il mare è il loro luogo di vacanza. Capendo che è molto meglio stare sul mare e non vedere il mare da terra.

Per far sì che la nautica diventi veramente popolare la questione non è solo culturale ma soprattutto di disponibilità economiche, strutture e strumenti. Il primo strumento per sognare una nautica allargata è quello finanziario.

Basta prendere ad esempio il mondo dell’auto. Oggi quanti si possono permettere l’acquisto di un’auto? E di conseguenza, quanti ancora comprano l’auto “cash”? La maggior parte non la compra, l’ha in uso versando piccole rate mensili. Poi decide, dopo qualche anno, se riscattarla e tenersela, darla dentro o prenderne una più nuova.

Lo Yacht Management

Nella nautica non c’è ancora nulla di tutto questo. C’era (ma oggi non c’è più) il leasing nautico che ti faceva risparmiare un po’ di IVA.

Ma oggi uno strumento che può esaudire il mio sogno oggi c’è, ed è altrettanto vantaggioso rispetto alle formule che sostengono l’uso delle auto. Parlo dell’acquisto di una barca con un programma di gestione, altrimenti detto Yacht Management.

In cosa consiste lo Yacht Management? Ti “compri” la barca con un piccolo anticipo, poi versi rate accettabili per almeno cinque anni e alla fine puoi scegliere se versare un saldo finale per riscattarla, oppure la vendi come usato. Durante il periodo del contratto, per la tua barca nessun costo di manutenzione, porto ecc.

In cambio devi scegliere in anticipo quando e quanto la vuoi usare. Quando non la utilizzi, la tua barca viene affittata ad altri, che la pagano finanziando il mantenimento, il porto e le rate della tua barca.

Il rendimento promesso è garantito, la gente ha sempre più voglia di affittare una barca e andare sul mare, i numeri in crescita lo testimoniano. è un circolo virtuoso che va colto al volo: compri la barca e ti scordi del mantenimento, a patto di darla in affitto.

Il sistema dello Yacht Management, vi garantisco, funziona (e ve ne parleremo presto). Se la nautica vuole conquistare nuovi acquirenti di barche, non c’è oggi altra soluzione. Altrimenti la nautica rimarrà una questione per pochi privilegiati. Aspettando la prossima crisi.

Luca Oriani


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