Ci sono dei pannelli solari italiani sulla superbarca Charal. Lo skipper ci racconta come funzionano

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pannelli su vela Charal

Foto di Gauthier Lebec – Charal

Dopo la Rolex Fastnet Race, la classica offshore di 608 miglia sul percorso Cowes-scoglio del Fastnet (Irlanda)-Plymouth (passando a sud dell’isola di Scilly), abbiamo contattato lo skipper dell’IMOCA 60 Charal Jérémie Beyou, che ha chiuso la regata al secondo posto. A bordo della superbarca dotata di foil di Beyou, una buona parte dell’energia di bordo era ricavata dai moduli fotovoltaici studiati e realizzati su misura dall’azienda italiana Fly Solartech.

L’impianto è stato studiato per ridurre lo stress meccanico a cui sarebbero stati sottoposti i moduli. Con questo obiettivo è stata messa a punto una modifica architetturale per ridurre i fori sulla coperta per il passaggio dei cavi. Anziché diciotto moduli flessibili e calpestabili, costruiti custom per seguire la forma della barca, sono stati infatti ingegnerizzate in laboratorio tre diverse sezioni di impianto, con diodi interni che dividono i diversi pannelli fra loro. In questo modo i fori in coperta sono solamente sei, riducendo notevolmente le sollecitazioni meccaniche a cui è sottoposto l’impianto e, di conseguenza, i rischi di rottura.

G Lebec CharalEcco la nostra intervista a Jeremie Beyou.

Fra le migliorie portate su Charal prima della partecipazione al Fastnet ci sono state modifiche all’impianto fotovoltaico?

Sì, abbiamo completamente rimosso i pannelli solari che abbiamo utilizzato durante il Vendee Globe (giro del mondo in solitario, ndr). Abbiamo completamente ripensato l’installazione.

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Jeremie Beyou. Foto di Jean-Marie Liot/Alea

Per quali motivi si sono rese necessarie queste modifiche?

Ci siamo resi conto che la configurazione dei pannelli solari del giro del mondo non era efficiente così com’era. Avevamo troppi pannelli in serie e troppi pannelli piccoli. Inoltre, nonostante lo studio del loro posizionamento, erano spesso in ombra. Così abbiamo deciso di usare meno energia e di avere un sistema più efficiente armonizzando le dimensioni dei pannelli, la loro struttura interna, e il posizionamento sulla coperta. Abbiamo solo 2 grandi pannelli in serie con diodi integrati tra ogni stringa al massimo e sono sopra la tuga dove c’è meno ombra. E funziona meglio, ne siamo davvero felici.

Adesso parteciperai alla Transat Jacques Vabre. Aspettative?

Sì, la prossima regata è la Transat Jacques Vabre (transatlantica in doppio dalla Francia al Brasile, ndr). Siamo impazienti con Christopher Pratt, il mio co-skipper. Abbiamo fatto un allenamento specifico in Portogallo durante la primavera per avere condizioni simili a quelle che avremo durante la Jacques Vabre. Dall’inizio di settembre, ci siamo concentrati su questa gara in termini di allenamento fisico, nutrizione, rapporto meteo e preparazione della barca. Vogliamo prenderci la nostra rivincita rispetto all’edizione 2019.

Cosa cambierà e sta cambiando secondo te nel mondo degli IMOCA post-Vendée?

La competizione sarà più dura di prima dello scorso Vendée Globe perché tutti gli skipper hanno imparato molto sulla loro barca, me compreso. La maggior parte dei team ha apportato miglioramenti alla propria barca. Per esempio, noi abbiamo cambiato la prua e siamo molto contenti dei risultati, altri team hanno cambiato i loro foil…

Hai in progetto una barca nuova? Vedremo navigare una nuova Charal?

Sì, stiamo costruendo una nuova barca con il nostro partner Charal per il Vendee Globe 2024. Il varo è previsto per l’estate del 2022 e la nostra prima competizione sarà la Route du Rhum (transatlantica in solitario tra Francia e Guadalupa, ndr).

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Foto di Gauthier Lebec – Charal

Secondo te, come saranno gli IMOCA del futuro? Come te li immagini?

Abbiamo visto, durante il giro del mondo, come la prua a spatola (sotto il dritto di prua la carena sale come fosse una punta di uno sci o una slitta, generando vantaggio idrodinamico soprattutto con venti forti, ndr)  potrebbe avere dei benefici. Ed è quello che vediamo sulle barche di altre classi: Mini 6.5, Class40, America’s Cup. Quindi penso ch glie IMOCA potrebbe ispirarsi a tutti questi sviluppi.

 

 


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