Canados, haute couture

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Michel Karsenti, proprietario dei cantieri navali di Ostia, ha una visione molto chiara su come sviluppare un’attività complessa come quella di realizzare una barca. L’obiettivo di Canados è quello di continuare a costruire haute couture senza inseguire numeri di produzione elevati

by Francesco Michienzi and Carla Pagani – photo by Gamelin

MICHEL KARSENTI È UN UOMO DALLE MILLE RISORSE. Volto aperto, solare, pieno di energia, oggi è alla guida dello storico cantiere romano Canados. Prima campione mondiale di offshore, poi editore delle riviste Yachts, dinamico e intraprendente, dalla fine del 2015 è a capo di uno dei cantieri storici della migliore tradizione Made in Italy. Prima di approdare a Canados, Karsenti ha lavorato per importanti armatori che gli hanno chiesto di coordinare le fasi creative e costruttive dei propri superyacht.

Vale la pena parlare con Karsenti non solo per conoscere le novità dello storico cantiere di stanza a Ostia, ma anche per avere una visuale ad ampio raggio sul mercato nautico italiano e internazionale. Lungimirante, attento, uomo di mondo, nella sua lunga carriera da sportivo ha avuto modo di maturare un’esperienza assolutamente unica, complici anche le sue origini. Karsenti nasce a Cannes nel 1969, nel cuore della Costa Azzurra. È figlio d’arte, perché suo padre si occupava di barche. Insomma, un curriculum scritto sull’acqua del mare sin dalla nascita.

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Michel Karsenti

«Ho iniziato con mio padre, poi con le riviste di nautica e con le corse. Ho imparato tanto dalle regate e in parallelo dalle riviste, grazie alle quali ho potuto vedere tutti i tipi di costruttori, tutti i difetti e tutti gli errori. Ho appreso tutti i processi di costruzione e l’approccio con il business. In più con le regate mi sono concentrato sui minimi dettagli che possono rendere una barca 5 miglia all’ora più veloce o più lenta e sui pericoli che riserva il mare…», racconta con entusiasmo.

Michel Karsenti nasce in Costa Azzurra nel 1969. Campione olimpico prima, editore poi, costruttore, uomo di mondo dalle mille risorse, ha le idee chiare su cosa debba essere un cantiere boutique.

Ma perché Karsenti ha scelto proprio lo storico cantiere romano nato nel lontano 1946? «Da giovanissimo andai al Salone Nautico di Genova, avevo appena quindici anni. Ero ammirato e stupito da tutto ciò che vedevo. Ma ciò che più mi colpì furono i piccoli cantieri italiani. Aziende artigianali che costruivano imbarcazioni eccellenti con sapienza e grande maestria. Fu forse lì che compresi per la prima volta quale fosse il vero spirito del Made in Italy e me ne innamorai subito», dice divertito.

E a Canados il know how è di quelli veri, di una volta: artigiani di un tempo capaci di curare i dettagli con abilità. Però la tradizione non è solo quella del cantiere, è anche quella dell’Italia tutta e dell’antica Roma, di cui Karsenti ha ben chiaro il portato, dentro e fuori Canados: «I Romani hanno fatto grandi cose. Senza le loro invenzioni il mondo non sarebbe ciò che è oggi. Qui in Italia c’è una creatività unica, un Dna fatto di bellezza che anche gli operai del nostro cantiere si portano dentro»

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E tener conto di questa creatività tipicamente italiana vuol dire anche essere consapevoli del fatto che alcuni modelli organizzativi funzionano più di altri: «Da quando abbiamo riorganizzato il cantiere ho capito che è fondamentale lasciare alle persone un po’ di spazio e di flessibilità, una quota, diciamo così, di ‘disorganizzazione’ funzionale alla produttività. Altrove magari funziona in modo diverso».

Canados
Oceanic 76 GT
OCEANIC  GT

«È una grande soddisfazione per me uscire per la prima prova in mare con un cliente. È il coronamento di un rapporto di fiducia che si crea sin dall’inizio in cantiere». Michel Karsenti

Dentro Canados non c’è solo la tradizione. C’è anche l’innovazione, che Karsenti ha introdotto in modo significativo sin dall’inizio della sua gestione. «Usiamo la fibra di carbonio e le resine epossidiche. Il nostro compito è mescolare il moderno con la tradizione, sempre».

Canados
Gladiator 431
Nella sua lunga storia, Canados fino a oggi ha consegnato con successo più di 820 yacht.
Canados  Caesar
Canados  Caesar

L’obiettivo è dar vita a imbarcazioni di altissima qualità. «Se si vuole fare del lusso, non si può adottare un’ottica industriale. Per fare il custom bisogna limitare la produzione». Per questo Karsenti ha un piano di produzione assolutamente contenuto per i prossimi anni. Consapevole che se si vogliono rendere felici i clienti, offrendogli qualcosa di assolutamente unico, è necessario lavorare con cura, senza fretta e con standard qualitativi molto alti. Sarà anche per questo che a Canados stanno tornando molti vecchi armatori: «Sono attratti dal nostro approccio artigianale italiano che qualcuno dice sia positivamente contaminato da metodi un po’ anglosassoni».

Canados 122 Caesar
Canados 122 Caesar
Il cantiere Canados nasce dalla secolare tradizione di un gruppo di maestri d’ascia che, alla metà degli anni Quaranta, si stabilisce a Ostia sulle rive del Tevere per costruire prima barche destinate alla Capitaneria di Porto e ad altri corpi militari, poi imbarcazioni da diporto.

Per Karsenti la migliore pubblicità è il prodotto stesso. «Voglio dare sempre al cliente di più di ciò che si aspetta. Questo è l’obiettivo di Canados. Personalmente preferisco fare meno barche, ma venderle al giusto prezzo fornendo una qualità superiore. Mentre credo che sul mercato nautico nostrano si commetta spesso un errore quando si vogliono abbassare troppo i prezzi».

Gladiator 631
Gladiator 631
cantiere b

Cosa si profila all’orizzonte nell’immediato futuro di Canados? Karsenti non ha dubbi: «L’ibrido non è la strada giusta da percorrere, né può esserlo l’elettrico. Per come funziona l’ibrido oggi è necessario avere enormi generatori diesel. La strada giusta è quella dell’idrogeno e a Canados ci stiamo lavorando seriamente».

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Canados oggi vanta un cantiere di 80mila metri quadrati e 180 dipendenti. Produce barche dai 13 ai 54 metri per 4 linee: Canados, Gladiator, Oceanic e Custom. Negli ultimi cinque anni ha fatto investimenti per 3,2 milioni di euro.
Oceanic 140
Oceanic 140

«L’ibrido non è la strada giusta da percorrere, né può esserlo l’elettrico. La via giusta è quella dell’idrogeno». Michel Karsenti

E come affrontare la sfida del SCR (la riduzione catalitica che è diventata obbligatoria per tutte le barche sopra i 24 metri di lunghezza)? «Sicuramente per le grandi barche dislocanti i problemi sono minori perché c’è tanto spazio a disposizione. Per barche piccole e veloci come le nostre la faccenda è più complessa. Di sicuro sarà necessario ripensare i nostri modelli anche se molte aziende oggi offrono soluzioni buone, bassi volumi e poco peso». Ma niente panico. Canados è pronta ad affrontare anche questa nuova sfida. Con l’eccellenza che la contraddistingue.

(Canados, haute couture – Barchemagazine.com – Agosto 2021)

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