#Torre del Greco: Visita la città del corallo

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Torre del greco porto

In epoca romana, come testimoniano numerosi reperti archeologici, Torre del Greco era probabilmente un sobborgo residenziale di Ercolano. Qui erano sorte numerose ville che godevano dall’amenità dei luoghi e dalla posizione centrale all’interno del golfo di Napoli.Proprio come accadde con Ercolano, Pompei, Stabia e Oplonti, la devastante eruzione del Vesuvio del 79 d.C. sconvolse anche questi luoghi, fino a rimodellarne l’intero suolo e respingere il mare per oltre 500 metri.

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La protostoria della città si confonde con quella di Sora e Calastro, il cui nome sopravvive in due delle contrade: nel 535, infatti, gli abitanti di questi villaggi furono trasferiti a Napoli dal generale bizantino Belisario per ripopolare la città dopo il sacco che aveva subito.

I Saraceni si insediarono nel territorio nell’880, con il permesso del vescovo di Napoli Atanasio, dal quale furono successivamente trasferiti ad Agropoli due anni dopo.

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La città in seguito fu presa dagli Svevi e, a partire dal Quattrocento, subì le vicende del Regno di Napoli, divenendo parte del demanio reale. Il re Alfonso I ne cedette poi il possesso alla famiglia Carafa, senza diritti feudali.

 

Il 18 maggio 1699 la città riacquistò il diritto di possesso del suo territorio con un atto di compravendita dall’ultimo dei proprietari, il marchese di Monforte, per 106.000 ducati e dopo questa data si ebbe una fioritura del commercio marittimo, mentre la flottiglia peschereccia dell’epoca contava 214 imbarcazioni, dedite alla raccolta delle spugne, del corallo e delle conchiglie. In quest’epoca si cominciò la lavorazione del corallo, divenuta poi tradizionale.

Tra il XVII e il XVIII secolo, in epoca borbonica, vi furono edificate diverse ville signorili dell’area vesuviana: le ville del Miglio d’oro, che conservano splendidi esempi di architettura settecentesca.

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La città divenne municipio sotto la dominazione di Giuseppe Bonaparte nel 1809 con l’elezione del primo sindaco Giovanni Scognamiglio. Sotto la dominazione di Murat diventò, insieme alla vicina Portici, la terza città del Regno di Napoli, dopo Napoli e Foggia, con 18.000 abitanti, malgrado le ripetute eruzioni vulcaniche che, anche nel XIX secolo, avvenivano quasi ogni due anni.

L’area di maggior interesse archeologico, risalente al I secolo d.C., è la “contrada Sora”, caratterizzata da resti della Villa Sora, probabilmente posseduta dalla famiglia Flavia. Annesso alla villa, vi è un complesso termale, ora praticamente sulla spiaggia torrese. L’attenzione sul sito fu posta alla luce dal Gruppo Archeologico Torrese “G. Novi”. Fu redatto anche una pubblicazione in merito dal titolo “Reportage archeologico a Villa Sora”. L’attenzione messa in essere dal G.A.T. coinvolse anche l’allora direttore degli Scavi di Ercolano, e grazie alla Banca di Credito Popolare e ad un contributo dell’Amministrazione Comunale fu possibile effettuare uno scavo. Oggi, ciò che è possibile osservare in contrada Sora è frutto di quell’attività di ricerca.

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In zona “Colle dei Camaldoli” esistono i ruderi di una villa rustica e in “contrada Calastro” altre presenze archeologiche testimoniano l’esistenza di un suburbio cittadino. Tutto ciò fu sempre catalogato e ritrovato grazie all’attività di campo dell’Gruppo Archeologico Torrese, che, tra le altre cose, rinvenì anche dei ruderi in Contrada Scappi. Mentre in zona porto si può trovare la famosa Fontana dalle Cento Cannelle (o Cento Fontane)

 

Le chiese di Torre del Greco furono spesso riedificate su edifici più antichi, distrutti nel corso dei secoli dalle eruzioni laviche del Vesuvio. Tra questi:

  • la basilica di Santa Croce, chiesa madre della città e più ampio luogo di culto della zona vesuviana, con la sua zona ipogea e i cunicoli scavati al di sotto dell’eruzione del 1794;
  • la vicina chiesa del Santissimo Sacramento e San Michele Arcangelo, con il quasi del tutto intatto Ipogeo delle Anime;
  • la chiesa di Maria Santissima Assunta, con la sua zona ipogea e i cunicoli scavati al di sotto dell’eruzione del 1794;
  • la chiesa di Santa Maria del Principio, conserva ancora intatta l’area ipogea e le vestigia dell’antica chiesa risalente al 1000;
  • la chiesa di San Michele al Colle Sant’Alfonso (in zona Colle dei Camaldoli, da cui si gode di una veduta fra le più famose del golfo di Napoli;
  • il -seppur moderno- santuario di Maria Ss.ma del Buon Consiglio, grande centro di spiritualità per il XIII decanato dell’Arcidiocesi di Napoli;
  • la chiesa di Santa Maria del Carmine, chiesa del 1500.
  • la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, sita in Largo Costantinopoli, centro di un borgo fra i più antichi della città (‘miez Santa Maria);
  • la chiesa di Santa Maria di Portosalvo, parrocchia della zona porto, di costruzione ottocentesca

e i vari istituti religiosi, fra i quali:

  • il monastero degli Zoccolanti, edificato sulle vestigia di un precedente complesso monastico nel Cinquecento. All’interno del chiostro sono rappresentati in 28 pannelli affrescati, episodi della vita e della predicazione di Francesco d’Assisi
  • Convento delle Adoratrici dell’Addolorata e della Santa Croce
  • Convento delle Suore Benedettine di Santa Geltrude
  • Convento dei Frati Carmelitani Scalzi, con la relativa chiesa di San Gennaro, detta di Santa Teresa (nel territorio parrocchiale di Santa Maria del Popolo), risalente al 1600.

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Tra le ville che sorsero nella zona tra il XVII e il XVIII secolo sono da citare:

  • Villa Bruno Prota,
  • Villa Caramiello,
  • Palazzo Cicchella,
  • Masseria Donna Chiara
  • Villa Ercole,
  • Villa Fienga,
  • Villa Guerra,
  • Villa Macrina (con parco e biblioteca pubblica),
  • Villa Maria,
  • Villa Mennella,
  • Palazzo Petrella,
  • Palazzo del Salvatore
  • Villa San Gennariello
  • Villa Solimena,
  • Villa delle Ginestre (già villa Ferrigni), dove soggiornò Giacomo Leopardi
  • Palazzo Vallelonga, dei primi del Settecento, poi diventata sede centrale della Banca di Credito Popolare di Torre del Greco,
  • Villa del Cardinale, con un bel salone con affreschi settecenteschi,

I giardini pubblici sono stati intitolati a Vincenzo Ciaravolo, marinaio morto nel Mar Rosso, che scelse, durante l’affondamento della nave su cui navigava, di sacrificare la propria vita pur di non abbandonare il suo comandante che era rimasto a bordo.

 

La città ospita due musei dedicati al corallo: uno storico all’interno dell'”Istituto statale d’arte Francesco Degni ” e l’altro più piccolo e privato, con la collezione Liverino. Dal 2006 presso la Pro Loco è visitabile un piccolo Museo Del Gioco e del Giocattolo d’epoca. Dal 2010 la sezione locale della Lega Navale Italiana ha insediato il Museo della Marineria nei pressi della zona porto, più precisamente nei locali della stazione ferroviaria F.S.

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Torre del Greco si fregia del titolo di Città Leopardiana. Giacomo Leopardi soggiornò a Torre del Greco poco prima della sua morte ed ivi compose: La Ginestra e Il tramonto della Luna.

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