Porto Cesareo è stata riconosciuta erede dell’antico Portus Sasinae

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Porto Cesareo
Porto Cesareo

Porto Cesareo ha una spiaggia che si estende per 17 chilometri e di fronte si erge un arcipelago di isolotti.

Il più conosciuto degli isolotti di fronte a Porto Cesareo è l’Isola Grande, detta anche ‘Isola dei Conigli’. L’Isola dei conigli si può raggiungere tramite apposito servizio in barca.

Il fascino di Porto Cesareo è amplificato dalle sue acque cristalline. In estate, Porto Cesareo si riempie di turisti che sono attratti dall’ottima organizzazione balneare. L’area costiera è ricchissima di hotel e di strutture ricettive. Non mancano alcuni tratti di spiaggia libera, ma se scegliete questi tratti è d’obbligo non arrivare alle ore di punta…non trovereste un solo fazzoletto di sabbia in cui poter piantare il vostro ombrellone e stendere l’asciugamano!

Il paese è inoltre sede di un centro di ecologia marina che controlla lo sfruttamento delle risorse ittiche. Porto Cesareo è famosa anche per le squisite triglie.

Porto Cesareo è una delle stelle della costa jonica in cui poter ritrovare atmosfere caraibiche

Perché quindi andare ai Caraibi, quando lo stesso tipo di mare può essere ritrovato direttamente a Porto Cesareo?

Negli ultimi decenni la sua importanza è cresciuta straordinariamente come mercato ittico; Ma Porto Cesareo è soprattutto conosciuto come polo turistico che gode di oltre 17km di spiagge finissime.

L’area attorno al mare di Porto Cesareo è un bellissimo esempio di macchia mediterranea.
Al di là dell’importanza naturalistica, il mare di Porto Cesareo è di fondamentale trazione per il turismo. Al turista l’ampissima scelta.

La costa è caratterizzata dalla presenza di numerosi isolotti e scogli tra i quali riveste particolare importanza l’Isola dei conigli

L’isola prende il nome negli Anni Cinquanta, quando fu avviato, e successivamente abbandonato, un allevamento di conigli allo stato selvatico.

Oggi dei conigli non vi è più traccia e l’isola è diventata un parco naturalistico di straordinario interesse.
La grande ricchezza è rappresentata dal suo mare, che per la sua tutela è stato istituito un Parco Marino Nazionale. Nell’area protetta, che è compresa tra Punta Prosciutto (limite di confine con la provincia di Taranto) e Torre Inserraglio, si trova anche la cosiddetta ‘prateria sommersa’ di Fanerogame, una rarità biologica che merita di essere difesa e che offre ossigeno, rifugio e nutrimento a numerosi organismi marini. A questa verde prateria, sviluppata sulla sabbia, si contrappone l’esuberanza delle forme del coralligeno, che predilige i fondali rocciosi. È possibile fare immersioni nel Parco Marino e non ve ne pentirete: offrono scenari meravigliosi in cui potrete ammirare stupendi e intatti fondali abitati da crostacei, molluschi, pesci variopinti e da affascinanti tartarughe.

Porto Cesareo è ricco di insenature naturali che ne hanno fatto un’area portuale fin dall’antichità e da prima della dominazione romana.

Era sentita infatti la rivalità con Gallipoli, prima che quest’ultima attaccasse l’antico borgo di Porto Cesareo facendolo scomparire per diversi secoli. Fu proprio grazie al porto e agli scali commerciali che portava, che questo centro riuscì a riprendersi.

Oggi Porto Cesareo è dotato di un piccolo porticciolo in cui si addentrano per gli attracchi due banchine di piccole dimensioni (una di 30 e l’altra di 25 metri). Il fondale è piuttosto basso limitandosi a 2 metri e mezzo di profondità.

Consente l’attracco solo a piccole imbarcazioni di taglie non superiori ai tre metri e si tratta sostanzialmente di molte barche variopinte di pescatori ed alcune turistiche.
Le sue acque sono quasi sempre calme, sia quando soffiano i venti da levante che quelli da ponente. Un altro porto ancora più piccolo si trova all’altezza del collegamento con l’Isola Grande e offre rifugio a imbarcazioni di pescatori e ad altre che collegano Porto Cesareo all’isola.
Al porto sono legati alcuni aneddoti. Negli Anni Settanta, ad esempio, fu ritrovato nelle sue acque un piccolo anello d’oro con incisi alcuni strani segni. Fu poi la facoltà di archeologia di Milano a studiarlo e a capire che i segni altro non erano che parole in lingua fenicia con una frase che indicava buon augurio.

L’anello fu trovato nel fondale del porto che ancora oggi presenta sassi, pietre e cocci dispersi in grande quantità, il tutto dovuto a costruzioni crollate nel tempo. L’affascinante storia dell’anello, quindi, testimonia le relazioni che i Fenici avevano anche con l’area salentina e con Porto Cesareo.

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