Leasing, Ucina alle Entrate: “Nessun abuso del diritto”

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Leasing Nautico: due sentenze della Cassazione

Il nostro è un Paese a dir poco strano. E’ mai possibile che dopo due sentenze della Corte di Cassazione che hanno bocciato la tesi Agenzia delle Entrate per cui un maxicanone iniziale pari al 40%-50% del valore del leasing di una unità da diporto sia di per sé indice di abuso del diritto, né rileva che l’importo del maxicanone sia determinato in ragione di una permuta? E possibile! Infatti i segugi di Stato non demordono e continuano imperterriti a sostenere le proprie ragioni. Costringendo Ucina Confindustria Nautica – ma il discorso vale per altre associazioni di categoria – a improvvisarsi a sua volta segugio che insegue funzionari delle Entrate per sbattengli sotto il naso due sentenze della Cassazione. Buttando via tempo e denaro.
La storia si ripete: basti pensare alla vicenda dell’aumento reatroattivo – illegittimo – dei canoni demaniali, pure bocciato dai giudici costituzionali. Niente. Lo Stato e il suo braccio armato se ne fregano. Qualcuno vuole spiegarci che cosa ci stanno a fare i giudici del terzo grado di giudizio?
Fisco Amico dei Cittadini, recitano gli slogan appesi alle pareti degli uffici periferici dell’Agenzia. Tranquilli tutti, è come ricevere un sms da Matteo Renzi: stai sereno!
Colpe e responsabilità, tuttavia, non ricadono soltanto sull’Agenzia delle Entrate. Dicevamo prima che viviamo in un Paese strano nel quale il potere legislativo, governato da una politica cialtrona, non è in grado di fare leggi chiare, semplici, definitive, attenendosi scrupolosamente ai dettami della Costituzione.
Detto questo, Assilea e Ucina Confindustria Nautica hanno sottoposto all’attenzione dell’Agenzia delle Entrate la richiesta di un aggiornamento di tutti gli indicatori di anomalia ricompresi nelle indicazioni fornite nel 2009 dalla Direzione Centrale Accertamento. Adesso la Corte di Cassazione si pronuncia nell’ambito di alcuni contenziosi relativi all’applicazione della normativa Iva forfettaria a contratti di leasing nautico a privati, contestati dall’Amministrazione finanziaria sul presupposto che si trattasse della simulazione di una compravendita con il seguente risultato: Iva forfettaria non applicabile (art. 7, comma 4, lett. f) del DPR 26 ottobre 1972, n. 633).
Tra i principali elementi di prova addotti alla base del cosiddetto abuso del diritto c’erano il maxi canone del 40%-50%, la sua corrispondenza al valore della permuta dell’usato, la durata di 36 mesi e l’importo notevolmente basso del canone di riscatto.
La Cassazione ha confermato le sentenze di primo e secondo grado delle Commissioni tributarie, che avevano visto soccombere l’Agenzia delle Entrate, con le quali è stato stabilito che il versamento di un maxicanone pari al 50% del prezzo dell’imbarcazione è “funzionale all’opportunità di limitare il rischio finanziario in capo alla società di leasing” e il basso prezzo del riscatto finale è stato ritenuto coerente con il fatto che i canoni pagati dall’utilizzatore fossero effettivamente tali da coprire quasi interamente il costo finanziario dell’operazione e “non fosse nella specie interpretabile quale indizio di una carenza della funzione finanziaria del contratto” (Cass. Civile, anno 2019, Sez. 5, sentenza n. 9591).
Per quanto riguarda la contestazione dell’Agenzia delle Entrate a proposito della correttezza dell’applicazione dell’Iva forfettaria anche ai canoni di pre-locazione, la Corte ha sentenziato come derivi “dalla necessità di consentire che l’imbarcazione fosse realizzata dal fornitore secondo le specifiche esigenze dell’utilizzatore” (Cass. Civile, anno 2019, Sez. 5, sentenza n. 9590).

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