Gancia, a San Valentino fatelo… Brut

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GANCIA

(di Erika Mantovan)
Immaginiamo di essere nel 1850, anno in cui venne fondata una delle cantine storiche di Canelli, (patrimonio dell’Unesco dal 2014), in Piemonte: la Fratelli Gancia. Ritornato da Reims, Carlo Gancia decise di dedicare la sua vita alla produzione di Spumanti. Quindici lunghi anni di studio e poi la realizzazione di un sogno: nel 1865 creò il primo «champagne italiano», dolce, come richiedeva il mercato al tempo, non con Pinot noir e Chardonnay ma con l’uva Moscato. Si trattava ora di mettere d’accordo numerosi agricoltori, di gestire le loro uve con estremo ordine per tutelare il progetto. Un format ancora oggi immutato e vincente. Re Vittorio Emanuele fregiò l’azienda con il Regio Stemma, la produzione esplose e l’erede di Carlo, Camillo, si rivelò un ottimo stratega, un personaggio unico nello scenario dell’Asti spumante al punto da riuscire a costituire un Consorzio di Tutela per salvaguardarlo e valorizzarlo. Un modello di business che oltre a far crescere il territorio, mutò per sempre l’approccio alla produzione italica degli spumanti, restituendo garanzie economiche anche durante le crisi. Ma arriviamo al 2011: la Russian Standard Corporation acquisisce l’azienda piemontese, rinforzandone la presenza nei mercati, portando innovazione con l’obiettivo di raggiungere la leadership in termini di eccellenza qualitativa. Una volta guadagnata, serviva il vestito da gran soirée per presentarsi.
Drink Beauty è l’ultima nuova linea di spumanti “boutique” concepita per riportare Gancia al giusto posizionamento di mercato. Si beve la bellezza di qualità, estrema, raccontando l’incanto del terroir e dell’esser italiani. Sono soltanto ottantamila le bottiglie prodotte con minuzia: basse rese, 60 litri di mosto per 100 kg di uve – raccolte dai migliori conferitori a mano, in cassette da 20 chilogrammi – pressate con la Marmonier, per poi essere vinificate parzialmente in legno, a seconda della tipologia di spumante, non dosati o con un residuo zuccherino che non supera mai i 7 grmmi/litro. Per l’habillage si riprende un dono del passato, dell’800. La bottiglia è coperta con un’unica coiffe in alluminio arricchita da un’etichetta con font Handwritten, applicata a mano, per protegge dalla luce il contenuto delle special cuvée. E se ricordate in quali mari eravate nel 2009, pensate a quanti anni son passati. Quasi dieci, dei quali, per il vino, 60 mesi sui lieviti. Un lasso di tempo che caratterizza la produzione dell’Alta Langa Brut Riserva rappresentato dal blu, elegantissimo, un colore che anticipa la freschezza che il vino raggiunge, quella degli abissi più profondi. Impenetrabile dall’esterno, bisogna aprirlo per fare uscire la sua anima complessa e fine, composta per l’85% da Pinot noir e il 15% da Chardonnay. Al naso gli aromi sfiorano la salsedine e via via note più fumé. Giovanissimo e lievemente sapido è già sofisticato con cenni di agrumi e di canditi che si scontrano con veli di cenere che riaffiorano in un bel frutto. In attesa della Riserva 2010 l’apertura è al calar del sole perché «La notte non è meno meravigliosa del giorno, non è meno divina; di notte risplendono luminose le stelle, e si hanno rivelazioni che il giorno ignora» come dice il filosofo Nikolaj Berdjaev.

Info: gancia.it

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