Che fine hanno fatto i maestri d’ascia?

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Progettista, ingegnere navale, carpentiere, falegname ma anche artista… questo era, ed è ancora il profilo del Maestro d’ascia! Un mestiere è quasi scomparso, assieme alle barche in legno, ma che resiste ancora grazie all’impegno di pochi appassionati e qualche centro d’eccellenza.

Il ruolo del maestro d’ascia è tutt’ora riconosciuto nel codice della navigazione, insieme a quello di ingegneri e costruttori, come facente parte del personale tecnico addetto alle costruzioni navali. Anche i requisiti per diventarlo sono ben definiti: per ottenere la qualifica occorre iniziare come apprendista in un cantiere navale per acquisire la qualifica di Carpentiere Navale. Successivamente si dovrà sostenere un esame presso la Capitaneria di porto per ottenere la licenza di Maestro d’ascia, che permette di progettare autonomamente barche di dimensioni fino a 150 tonnellate di stazza.

il mestiere del maestro dascia e

La bravura del maestro d’ascia sta nell’abbinare una profonda conoscenza dei vari tipi di legname e delle loro diverse proprietà alla capacità di sagomare e adattare il legno per quella che sarà la sua definitiva funzione (ordinate, madieri…). Un tempo questa operazione veniva effettuata con un attrezzo chiamato ascia (da qui il nome della professione), oggi per buona parte del processo vengono utilizzati semplici macchinari come seghe, pialle, fresatrici, torni elettrici ecc.

Nonostante la straordinaria preparazione tecnica e la maestria necessarie per svolgere il mestiere di maestro d’ascia, i loro servizi sono sempre meno richiesti man mano che si afferma l’uso di materiali diversi dal legno nella grande produzione di scafi per imbarcazioni e navi. In alcune zone d’Italia questi artigiani lavorano ancora alla riparazione e alla costruzione di barche in legno, restaurando barche già esistenti o in sempre più rare occasioni costruendo imbarcazioni a partire da zero. Queste barche vengono ormai commissionate solo da armatori appassionati. con l’intento di tenere in vita le antiche tradizioni marinare. Allo stesso scopo vengono organizzate manifestazioni in molte zone d’Italia (e non solo), come le regate riservate a vele latine, delle quali la più rinomata è il “Trofeo Challenge Presidente della Repubblica”, che si corre ogni anno a Stintino alla fine di agosto.

Dove si trovano oggi i migliori maestri d’Ascia?

Esistono ancora oggi dei cantieri che utilizzano il legno come materiale principale per la costruzione di imbarcazioni di alta qualità. Qui i maestri d’ascia curano le parti più delicate della costruzione e della manutenzione degli scafi.

Le località italiane che hanno faticosamente mantenuto la loro tradizione marinara facendone esempio d’eccellenza sono Molfetta, Manfredonia, Monte Argentario, Acitrezza, Piano Di Sorrento (Marina Di Cassano) e Le Grazie. L’ultima, situata nel Golfo dei Poeti tra la città di La Spezia e Porto Venere, merita una menzione a parte in quanto il Cantiere Valdettaro, ultimo rimasto di cinque cantieri specializzati, è noto in tutto il mondo per le sue abilità nel restauro e nella costruzione di grandi barche in legno. Passeggiando sulla banchina del porticciolo è possibile ammirare alcune tra le più affascinanti “signore del mare”, che periodicamente vi fanno scalo per effettuare manutenzioni. cantiere valdettaro maestri dascia le grazie

Oltre a lavorare in questi centri specializzati spesso i maestri d’ascia vengono chiamati anche da altri cantieri per applicazioni specifiche, come la realizzazione di ponti in teak, la realizzazione o la sostituzione di componenti in legno, la manutenzione dell’arredamento interno, modifiche al mobilio e verniciature.

Il museo del Maestro d’asciaPietro Ricci museo maestro dascia

Per chi volesse comprendere meglio la storia dei maestri d’ascia sempre a Le Grazie (SP) esiste un museo domestico, allestito proprio nella vecchia bottega di un maestro d’ascia. Pietro Ricci, ormai anziano, ha collezionato oltre 2000 attrezzi tipici del suo mestiere e li conserva religiosamente nella sua piccola taverna, il cui soffitto poggia su un trave ricavato da un vecchio albero di veliero.

Pietro spiega con orgoglio che  “Ci sono attrezzi  di tutti i tipi, da quelli per ‘montare’ una barca all’interno di  una fialetta per le iniezioni , a quelli per costruire i grandi clipper che prendevano forma negli scali. Sono di tutte le dimensioni, a misura di ogni intervento (anche per quelli in spazi angusti) e di ogni… braccia. Sì, perché a seconda della loro diversa stazza, a cominciare dalla lunghezza delle braccia, maestri d’ascia e calafati si costruivano l’attrezzo specifico, di cui erano gelosi. Ogni attrezzo corrisponde ad un antenato, che qui continua idealmente a vivere … questi attrezzi sono intrisi del suo sudore, del suo sangue, del suo pensiero …” 

Se l’arte della costruzione artigianale di barche in legno sopravviverà o se il ruolo del maestro d’ascia scomparirà per sempre lo saprà dire solo il tempo. Certo è che il giorno in cui a testimonianza di tale maestria resterà solo qualche scafo marcio e abbandonato sarà un giorno triste.

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